Uzbekistan

Periodo migliore:
da aprile a giugno

Vaccini:
Nessuno

In una parola: 
Yol blosin (che il tuo viaggio sia senza problemi)

Esperienze da vivere:
Perdersi nel fiabesco Registan di Samarcanda; passeggiare per i vicoli senza tempo di Buhara e Khiva

Nelle fiabesche storie da mille e una notte

un viaggio attraverso le città più mitiche lungo la via della seta, dai mercati di tashkent alle pittoresche cittadelle del deserto

Qui “il cuore perduto dell’Asia” pulsa ancora.
Un cuore pulsante in uno spazio senza confini, dove le sabbie si sciolgono in un cielo latteo, dove i fiumi si prosciugano in valli disperate e aride, dove la gente ride, balla e si veste di mille colori sfidando il nulla che avanza da ogni confine.
Dove sia di preciso l’Uzbekistan, pochi davvero lo sanno. E’ un luogo impreciso, a sud della Russia. E’ un luogo che suscita inquietudine, visto che termina con il suffisso “-stan”, quindi vicino all’Afganistan, vicino alla guerra, all’intolleranza, alla chiusura. Poi però, appena si nomina Samarcanda…ecco una luce improvvisa negli occhi. Ma sì, certo, Tamerlano, la via della seta.
Selvaggi occhi a mandorla si mischiano a eterei ovali incorniciati da capelli biondissimi. Imponenti e chiassose matrone con la bocca piena di denti d’oro, sfilano accanto ad altere e composte bellezze longilinee. Anziani vegliardi, ricoperti da strati di stoffe, in stivali sfondati di cuoio, stazionano davanti a moschee e mercati, mentre ragazzine impertinenti, vanitose e disarmanti ti prendono per mano esibendo un inglese quasi perfetto per proporti un ‘business’ nel loro negozio o al loro banchetto di cianfrusaglie.
Un microcosmo a rallentatore dove, ciò che realmente affascina, è la lentezza e l’armonia del movimento. Una sorta di saggezza del vivere, una pacatezza e compostezza tipici di un popolo fiero, unito alla consapevolezza di essere unicamente nelle mani di Dio. Ecco lo spirito dell’Asia centrale, eccolo nelle rughe benevole di vegliardi con barbe bianche e camice di lino che giocano serafici a scacchi sulle panchine della piazza. Lo stesso spirito indomito dei mongoli delle steppe che si trasforma negli occhi neri e furiosi di una mamma mentre rincorre un batuffolo dagli occhi cerulei e i capelli nero corvino. C. Gallo

19 Giugno Tashkent (Uzbekistan)

Se si dovesse fare una classifica delle città più interessanti dell’Asia Centrale, il podio spetterebbe a tre città uzbeke: Samarcanda, Bukhara e Khiva. Questi nomi richiamano alla mente immagini di dervisci, carovane che si snodano nel deserto, pittoresche moschee, straordinari bazar e antiche fortezze.

Tashkent è il principale nodo dei trasporti dell’Asia Centrale. Qui ci sono zone con ampi viali in stile sovietico percorsi da tassisti, spesso illegali, “basta avere l’auto e diventi tassista”, altre con dedali di vicoli dove vecchi che indossano lunghi chapan (cappotti trapuntati), spingono carretti carichi di frutta secca verso il bazar.

Intrigante è il connubio tra Islam e impronta sovietica, caratterizzata da una popolazione cosmopolita e da un panorama culinario in espansione.

La città vecchia (in uzbeko “eski shahar”, in russo “stary gorod”) inizia dalle parti del Bazar Chorsu. Le viuzze in terra battuta, su cui si affacciano basse case in mattoni di fango, formano un vero e proprio labirinto in cui è facile perdersi.

Chorsu Bazar è il mercato agricolo pù grande; sormontato da un’immensa cupola verde, è un incantevole quadro di vita urbana: qui si può trovare tutto ciò che cresce e che è commestibile, grandi quantità di spezie profumate disposte in mucchi dai colori brillanti, enormi sacchi di grano, interi capannoni dedicati ai dolciumi, ai prodotti caseari o al pane appena sfornato dalle pareti circolari dei forni, file interminabili di animali appena macellati e piramidi di frutta di tutti i tipi.

Non lontano c’è il Mausoleo di Abu Kaffal Shoshi che contiene la tomba di questo grande poeta islamico e sorge accanto a quella che fu, un tempo, una importante Medressa di Barak Khan.
Un buon piatto di shashlyk (spiedini di carne di montone) è il giusto primo assaggio di questa nuova magnifica terra!

“Per la bramosia di conoscere ciò che non dovrebbe essere conosciuto. Percorriamo la strada dorata che porta a Samarcanda!”

James Elroy Flecker

20 giugno Samarcanda (Uzbekistan)

Nessun nome richiama alla mente la “via della seta” più di quello di Samarcanda, ha quasi la stessa risonanza storica di Atlantide o Ebla.

I sublimi e immensi monumenti fatti costruire da Tamerlano, il bazar multicolore e la lunga e ricca storia della città rendono davvero l’atmosfera quasi magica.

Tutto quello che ho udito di Samarcanda è vero, tranne il fatto che è più bella di quanto immaginassi

Alessandro Magno 329 a.C.

Punto focale della via della seta, la città sorgeva al crocevia delle strade che conducevano in Cina, India e Persia e portavano qui mercanti ed artigiani.

Turchi, arabi, mongoli, scià hanno governato questa città prima che Gengis Khan la spazzasse via nel 1220.

Avrebbe potuto essere la fine della sua storia ma, un secolo e mezzo dopo, Tamerlano decise di fare di Samarcanda la sua capitale riportandola al suo antico splendore.

Ci immergiamo completamente nella vita quotidiana cittadina grazie anche alla professionalità di Zamin Travel, un locale tour operator con cui abbiamo collaborato in questa avventura uzbeka.

Uzbekistan in 2 minuti (Video) coming soon

Moschea di Bibi-Khanym. Imponente moschea ultimata poco prima della morte di tamerlano, fu certamente il gioiello del suo impero oltre ad essere una delle più grandi del mondo islamico.

Secondo la leggenda, Bibi-Khanym, moglie cinese di Tamerlano, ne ordinò la costruzione per fargli una sorpresa mentre egli era assente. L’architetto si innamorò di lei e si rifiutò di terminare il lavoro a meno che lei non gli avesse dato un bacio. Il bacio lasciò un segno e, Tamerlano, quando lo vide, fece giustiziare l’architetto ed ordinò che, in futuro, tutte le donne dovessero indossare il velo per non rappresentare una tentazione per gli altri uomini.

Nel cortile c’è un enorme leggio in marmo per il Corano. Secondo la tradizione locale: se una donna cammina carponi sotto il leggio, avrà presto un figlio.

Non lontano, lungo la ordinata e turistica Tashkent Road, sorge il celebre Registan.

Questo emblematico complesso di maestose ed imponenti medresse, una profusione di maioliche e mosaici azzurri è uno dei luoghi più straordinari di tutta l’Asia Centrale.

Il Registan (in tagiko: luogo sabbioso) era il centro commerciale della Samarcanda medioevale. I tre maestosi edifici che lo compongono sono le medresse più antiche sopravvissute ai giorni nostri, le precedenti furono rase al suolo da Gengis Khan.

La medressa di Ulughbek è la più antica e posta dinanzi a quella di Sher Dor (leone), è infatti decorata con felini ruggenti. Tra le due medresse sorge quella di Tilla-Kari (rivestita d’oro), dotata di un bel giardino e con una moschea ricca di elaborate decorazioni in oro che testimoniano la ricchezza di Samarcanda.

Mausoleo di Gur-e-Amir. Qui riposano Tamerlano, due figli e due nipoti. Come in altri mausolei musulmani, le lapidi hanno una funzione puramente indicativa: le cripte vere e proprie si trovano in una camera sottostante.

Al centro c’è la lapide di Tamerlano, formata un tempo da un unico blocco di giada verde scuro. A metà del 1700, lo scià Nadir la portò in Persia dove, accidentalmente, si ruppe in due: da quel momento cominciarono le sventure per il povero Nadir. Su suggerimento dei suoi consiglieri religiosi, rimandò la lapide a Samarcanda e, naturalmente, finirono magicamente le sue sventure!

Shah-i-Zinda. Forse il luogo più suggestivo ed amato di Samarcanda. Un tranquillo viale di mausolei ornati con alcune delle più belle opere in piastrelle smaltate del mondo musulmano. Il nome, che significa: “tomba del re vivente”, si riferisce al santuario interno che ospita anche la tomba di Qusam Ibn-Abbas, un cugino del profeta Maometto che, sembra, abbia portato qui l’Islam.

In serata ritorniamo alla moschea di Bibi-Khanym per goderci uno dei più romantici tramonti di tutto il viaggio! Nota bene: i biglietti d’ingresso dei vari siti culturali hanno validità per l’intera giornata pertanto consigliamo di visitarli durante il giorno e di ritornare, la sera, con calma, per le foto suggestive del tramonto in quelli che più vi hanno colpito.

21 giugno Ravet (Uzbekistan)

Oggi siamo ospiti a pranzo di Mardon ed Akbar nel loro piccolo villaggio al confine con il Tajikistan. Trovo che vivere questo tipo di esperienze sia il modo migliore per capire appieno tanti aspetti culturali del popolo.

Difatti, qui, ammiriamo un quadro della vita agreste uzbeka dove i nuclei, molto uniti, secondo il principio del rispetto e della famiglia, ruotano attorno alla figura del capo-famiglia che cura e gestisce tutti i proprio cari; se viene a mancare questa figura, subentra il figlio maschio più grande che carica sulle proprie spalle questo enorme fardello.

La vita qui è molto semplice, si coltivano cipolle, patate e grano e accudiscono le vacche…

Per immergerci ancor di più in questa realtà uzbeka, la sera siamo invitati ad un matrimonio!
Circa 500 invitati, grande sala a due piani, enormi tavoli circolari: gli uomini da un lato e le donne da un altro.  

Cantanti neo melodici locali si alternano al microfono e si balla e ci si diverte mentre si festeggiano i novelli sposi!

22 giugno Bukhara (Uzbekistan)

Bukhara, la città più sacra dell’Asia Centrale, possiede edifici millenari ed un centro storico tuttora abitato che, probabilmente non è cambiato molto nel corso del tempo.

Si trovano numerose medresse, minareti, una massiccia fortezza reale e i resti di un vecchio bazar.

Fino ad un secolo fa, l’approvvigionamento idrico della città era assicurato da una rete di canali e da circa 200 vasche di pietra dove la gente si radunava per spettegolare, bere e lavarsi. Dato che l’acqua non veniva cambiata spesso, Bukhara diventò famosa per le pestilenze e nel 19° secolo, l’età media era di 32 anni.

Oggi è un’oasi in mezzo al deserto di Kyzylkum che la circonda completamente; il cuore della Shahristan (città vecchia) è costituito dalla vasca e dalla piazza Lyabi-Hauz, il minareto Kalon e la cittadella “Ark”.

Alloggiamo presso il “Hovli Poyon”, un’antica dimora del 19° secolo molto caratteristica e centrale.

Lyabi-Hauz è la piazza principale, ombreggiata da gelsi antichi dove si possono ancora incontrare vecchi uzbeki sorseggiare il the o chini sulle scacchiere a giocare.

Mentre il “folle saggio” Hoja Nasruddin, mito dei racconti sufi vi osserva sornione, perdetevi in questa piazza ammirando la medressa di Nadir Divanbegi, ex caravanserraglio trasformato in medressa…. Bukhara è davvero un museo a cielo aperto!
Girate tra i bazar coperti e sormontati da alte cupole, progettati così per convogliare all’interno l’aria fresca; ogni bazar era specializzato in un settore: c’era quello dei cambiavalute, quello dei cappellai, quello dei gioiellieri ecc. ora solo souvenirs e cibo!

Molto suggestivo è il minareto Kalon, per molti anni è stato l’edificio più alto dell’Asia Centrale, persino Gengis Khan ne rimasi così impressionato che ordinò di risparmiarlo.

Qui sorge l’Ark, la cosiddetta ”Cittadella”, una città regale all’interno della città. Fu distrutta dai bombardamenti dell’Armata Rossa ad inizio 900 ma, nonostante tutto, conserva il suo antico fascino grazie alle tante sale, ora, trasformate in musei.

E’ incredibile girovagare per le strade di questa antica città, ogni incontro è una scoperta: la bellissima moschea di Bolo-Hauz dalle colonne in legno altissime; il Mausoleo di Ismail Samani, tutto in terracotta; il Mausoleo Chashma Ayub, famoso per la fonte di Giacobbe…

Il nostro consiglio è quello di perdervi, senza meta, lasciandovi inghiottire dal fascino magico di Bukhara dove riuscirete a sognare ad occhi aperti!

24 giugno Bukhara (Uzbekistan)

Non lontano da Bukhara sorge il palazzo estivo dell’emiro. Qui si ha un’idea dello stile di vita piuttosto kitsch dell’ultimo emiro: Alim Khan “Sitorai Mohi Hosa” (giardino delle stelle e della luna).

Un generatore russo da 50 watt fornì la prima energia elettrica che l’emirato avesse mai visto.
Davanti all’harem si trova una vasca in cui si bagnavano le 40 donne del paffuto emiro, la leggenda narra che la sera lui lanciasse una mela alla prescelta per la notte!

Nel villaggio Kasri Orifon si trova uno dei più importanti santuari del sufismo oltre che luogo di nascita e tomba di Bakhautdin Naqshbandi, fondatore del più influente dei tanti antichi ordini sufi dell’Asia Centrale.

25 giugno Khiva (Uzbekistan)

Attraversiamo il temuto deserto di Kyzylkum con una temperatura esterna di 43° per raggiungere un altro gioiello dell’Asia Centrale: Khiva.

Il viaggio è lungo e abbastanza duro ma l’arrivo ci ripaga di tutti gli sforzi!

Il centro storico è così ben conservato da sembrare il set di un film di califfi o da mille e una notte.

Varcare le mura di fango che racchiudono la Ichon-Qala (città vecchia) in tutto il suo splendore è come fare un salto indietro nel tempo.

Ci lasciamo presto inghiottire dalla magia di Khiva proprio di sera quando questa piccola città dà il meglio di sé quando i  profili delle colonne inclinate e le medresse illuminate dalla luna, con le rondinelle intorno, i vicoli tortuosi sprigionano tutta loro magia

Ci sono 4 ingressi, due per i turisti (a pagamento) e due per i locali (gratis), se riuscite ad individuarli potrete entrare in questa nuova dimensione gratuitamente!

L’Uzbekistan ci ha dato molto in queste settimane di viaggio, ancora una volta restiamo ammutoliti dalla semplicità e genuinità delle persone, abbagliati dalla bellezza delle sue moschee e medresse e dalla cultura millenaria di questa grande nazione dell’Asia Centrale!

2 Responses

  1. Mi e piaciuto molto. Vorrei andare la primavera prossima. Ti posso chiedere come hai organizzato il viaggio? Grazie. Mirella Masellli

    1. Ciao Mirella, grazie mille. Il viaggio è davvero interessante e noi l’abbiamo organizzato da soli con il supporto di un tour operator locale Zamin Travel, (troverai il link all’interno dell’articolo) e ci siamo trovati davvero benissimo. Lo consigliamo vivamente. Se hai bisogno di info contattaci pure.

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