Capitale:
Yaoundè
Moneta:
Franco CFA BEAC
Periodo migliore:
consigliato da novembre a febbraio (stagione secca)
In una parola:
Wetin dey? (come va?)
Vaccini:
Vaccinazione obbligatoria: febbre gialla, consigliata la profilassi antimalarica.
Esperienze da vivere:
Trascorrere un paio di giorni con i Pigmei Baka nella Riserva di Dja Biosphere; vivere la stravagande atmosfera del regno di Batoufam gironzolando per le corti del suo maestoso palazzo; ammirare la potenza della natura attraverso le tante cascate, fiumi e vulcani; rilassarsi nella piacevole Kribi sorseggiando un drink dopo un bagno nelle calde acque dell’Oceano Atlantico
Il Camerun è una terra che non concede vie di mezzo, dove la frenesia elettrica di metropoli come Douala e Yaoundé — tra mercati brulicanti, clacson incessanti e un’umanità che vibra di energia pura — si scontra frontalmente con il silenzio primordiale della foresta pluviale.
Questo non è un viaggio per chi cerca la comodità del turismo preconfezionato, ma un’odissea overland nel cuore pulsante dell’Africa centrale. Si tratta di lasciare l’asfalto delle città per addentrarsi in un mondo di fiumi tenebrosi che riflettono una vegetazione così fitta da sembrare impenetrabile, fino a scorgere il riverbero bianco di cascate imponenti che squarciano il verde uniforme percorrendo strade infinite di terra rossa. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato, l’incontro con le comunità di pigmei offre uno sguardo autentico su un modo di vivere in simbiosi assoluta con la natura, lontano millenni dai ritmi digitali a cui siamo abituati.
Ma ogni grande esplorazione merita un approdo. E quando la terra rossa della foresta finalmente cede il passo al respiro salmastro dell’Oceano, la pace che si ritrova sulle coste di Kribi ha il sapore di una conquista. Preparatevi a sporcarvi le scarpe di fango, a navigare acque inquiete e a scoprire che, in questo angolo di mondo, la vera destinazione è la capacità di lasciarsi cambiare dal viaggio stesso.
Ci affidiamo a Moh Jude di Cameroon Adventures & Tours per l’organizzazione logistica ma soprattutto per entrare a contatto nel modo più genuino con la sua gente.
Camerun: un mosaico di vulcani attivi, spiagge di sabbia bianca, fitta foresta pluviale. Presenta circa 250 idiomi locali: un grande puzzle etnico e linguistico.
Il nome Camerun deriva dal portoghese “Rio dos camaroes” ossia fiume dei gamberi, attribuito dagli esploratori Portoghesi nel 1472 all’estuario del fiume Wouri per l’abbondanza dei crostacei.
Grazie alla sua discreta rete stradale, viaggiare in Camerun è piuttosto facile, incontrerete gente abile a camminare trasportando qualcosa sul capo, la musica makossa farà da sfondo alla vita quotidiana e per la strada aleggerà il profumo di platani arrostiti.
Il nostro itinerario suggerito (13 giorni) | |
tre giorni: | Douala (visita alla Chiesa di San Pietro e Paolo; King’s Bell Palace; Museo Marittimo; monumento alla Nouvelle Libertè), Isola di Jebalè |
tre giorni: | Cascate Ekom Nkam, visita alle Fovu Caves di Baham; soggiorno presso il Batoufam Palace; Lago vulcanico Baleng e Cascate Metche |
quattro giorni: | visita a Founbam (Museo dei re Bamoun); Foumbot (scalata Monte Mbapit e vulcano Fo’o); Yaoundè; Dja Biosphere Reserve (esperienza con i pigmei Baka); Somalomo (visita del villaggio con i motirini) |
tre giorni: | Mbalmayo; visita all’Orphelinat Maison des enfants en detresse; escursione al Mefou National Park (gorilla e scimpanzè); Mengame (piroga sul fiume Nyong nel Ebogo NP); Kribi (relax sulla spiaggia e visita alle cascate Lobe) |
Douala. Umida, afosa e frenetica, Pur non essendo la capitale, è la città più importante del Paese: ha lo scalo aereo più trafficato, il porto più grande ed è il vero centro degli affari del Paese.
Visitiamo la chiesa di San Pietro e Paolo e veniamo colpiti dalla sua semplicità, guardando i tanti strumenti musicali e microfoni già immaginiamo i cori gospel e la musica coinvolgente che animano le funzioni religiose qui in Africa.
Facciamo un breve city tour alla scoperta del monumento al Milite Ignoto, il King’s Bell Palace – patrimonio UNESCO – conosciuto localmente anche come “La Pagode” per la sua singolare architettura che ricorda una pagoda orientale, è uno dei simboli storici più importanti di Douala e testimonia l’era dei regni costieri Douala e la loro interazione con le potenze coloniali. È un punto di riferimento essenziale per chiunque voglia comprendere le radici della città; lo stadio dedicato al leggendario calciatore Mbappe Leppe; l’umile Museo Marittimo fino al monumento della Nouvelle Liberté al Rondpoint Deido – una statua, alta circa 12 metri, esempio magistrale di “arte del riciclo” infatti è interamente composta da metalli di scarto, pezzi di auto, vecchi tubi e rifiuti industriali raccolti per le strade di Douala. Rappresenta la capacità dei cittadini di Douala di “fare molto con nulla”, trasformando ciò che è scartato in qualcosa di maestoso. È un inno alla libertà e all’ingegno del popolo camerunense.





A Bonassama, a bordo di una caratteristica piroga attraversiamo il fiume Wouri per raggiungere l’isola di Jebale.
Questa non è solo un’isola di pescatori; è il cuore spirituale del popolo Sawa (la gente del mare). È qui che i capi tradizionali si riuniscono per i rituali segreti che precedono il celebre festival Ngondo.
Inoltre secondo le tradizioni locali, l’isola è protetta dai Miengu (spiriti acquatici simili a sirene). Durante le cerimonie, gli iniziati si immergono nelle acque del fiume Wouri per comunicare con gli antenati e riportare messaggi alla comunità.
Recentemente l’isola è balzata agli onori della cronaca internazionale perché è la terra d’origine della famiglia del calciatore Kylian Mbappé (suo padre Wilfried è nato qui). La sua visita nel 2023 ha acceso i riflettori su questo villaggio di pescatori rimasto quasi sospeso nel tempo anche grazie alla ristrutturazione dell’unica scuola che il calciatore ha curato.
Ritornati sulla terraferma ci fermiamo a mangiare un po’ di pesce appena pescato e grigliato davanti a noi: African style.
È tardo pomeriggio quando ritorniamo nel nostro hotel Mickel per una deliziosa cena buffet!
Partiamo di un buon mattino fino alle cascate di Ekom Nkam – queste cascate sono entrate nell’immaginario collettivo mondiale come location del film “Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie” (1984) con Christopher Lambert: la forza dell’acqua che precipita per circa 80 metri nel vuoto, circondata da una vegetazione così fitta da sembrare preistorica, incarna perfettamente l’idea della giungla vergine.
Il nome “Ekom Nkam” deriva dal fiume Nkam e la particolarità è che le cascate sono composte da due getti distinti:
Ripartiamo e impieghiamo più di 4 ore per raggiungere le Fovu Caves a Baham.
Un sito sacro ed iconico ricco di storia e avvolta da un grande mistero. Qui il popolo Bapa venera i propri avi da secoli offrendo sale, cassava, galline secondo rituali antichissimi tramandati fino ai giorni d’oggi.
Soggiorniamo nel mezzo del nulla nell’antico Batoufam Palace guest House, un luogo stravagante che riusciremo a visitare e scoprire solo l’indomani mattina con la luce del sole.
E’ un luogo molto spartano dove non riposi serenamente anche se, avvolti nei nostri sacchi lenzuolo e protetti dalla zanzariera del letto, dormiamo abbastanza bene ma solo dopo aver combattuto con un gigantesco ragno cacciatore o ragno del banano trovato comodamente in bagno.
Il Batoufam Palace è davvero un museo cielo aperto. E’ la dimora del Re di Batoufam che da centinaia di anni regna e governa la cittadina.
La guida ci racconta numerosi aneddoti curiosi e interessanti mentre visitiamo i tanti cortili del palazzo super adornati da sculture locali…
Ripartiamo verso il lago vulcanico di Baleng, molto caratteristico soprattutto dall’alto grazie alle immagini del nostro drone, peccato che la barca che doveva condurci a vivere il lago dal suo interno fosse affondata qualche giorno prima.






Metche Waterfalls. Appassionante la visita di questo luogo sacro perché qui tanti camerunensi furono giustiziati dai militari francesi gettandoli dal bordo della cascata. Questa pratica finì il 12 settembre 1959 quando un prigioniero camerunense, con la scusa di rivelare un importante segreto ad un colonnello francese, lo fece avvicinare a sè e abbracciandolo si lanciò nel vuoto sacrificando sé stesso e uccidendo il nemico.
Oggi è un luogo di culto e preghiera per ricordare onorare le tante vittime di quel triste periodo.
Finalmente l’Acropoli. E’ molto emozionante percorrere quei sentieri senza età che hanno assistito alla trasformazione dell’umanità dalla sua creazione (VII secolo a.C.) fino ad oggi…
Osserviamo queste colonne perfette ed orgogliose che da secoli svettano verso il cielo tenendo sotto controllo l’immensa città dalle case bianche.
Secondo il mito, Atena disputò con Poseidone l’onore di dare il proprio nome alla città. Gli dei dell’Olimpo decretarono che il nuovo insediamento dovesse prendere il nome della divinità che avesse lasciato ai mortali l’eredità più preziosa. Atena (anche dea della saggezza) fece nascere un albero di ulivo, simbolo di pace e prosperità; Poseidone (dio del mare) colpì una roccia col suo tridente e la trasformò in cavallo.
Gli dei reputarono che il dono di Atena sarebbe stato più utile alla città, fornendo nutrimento, olio e legno ai suoi cittadini.
Ceramico. Cimitero cittadino dal 12° secolo a.C. fino all’epoca romana, originariamente era un piccolo insediamento abitato da vasai, attratti dall’argilla del fiume Iridanos. A causa delle frequenti piene l’area fu abbandonata e trasformata in necropoli.
Da lì ci rechiamo al tempio di Zeus Olimpio. Il percorso da Monastiraki a Piazza Syntagma è molto turistico, ricco, vivace… quasi stona e contrasta con i vari vicoletti che, più umilmente, si diramano nelle varie direzioni perpendicolari ad esso.
In questi ultimi vedi la vera Atene, quella che arranca, quella dei negozi chiusi ed abbandonati, degli alberghi sprangati, impolverati e dimenticati, di chi vende iphone o rayban tarocchi per strada o cineserie molto scadenti, degli africani coi braccialetti che vogliono regalarti fingendosi jamaicani, la Grecia della crisi economica, dei nuovi poveri che quasi si scontra con la bella e vanitosa Ermou Street.







Il Tempio di Zeus Olimpio è il più grande di tutta la Grecia. I lavori per la sua costruzione durarono circa 700 anni e terminarono addirittura con Adriano.
Quest’ultimo amava molto Atene, anche se, come tutti gli imperatori romani, fece trafugare dalla città molte opere per portarle a Roma. L’arco che porta il suo nome è un solenne monumento di marmo che sorge all’incrocio tra la trafficata Leoforos Vassilissis Olgas e Leoforos Vassilissis Amalias.
La storia antica di Atene è troppo legata alla mitologia tanto che, a volte, è quasi impossibile distinguere il mito dalla realtà.
Oggi lasciamo la capitale greca per Nafplio!
Entriamo nel Peloponneso attraverso piccoli villaggetti, avendo così l’opportunità di assaporare e gustare un pò di quella Grecia tradizionale che tanto cercavamo. E in due ore di bus eccoci a destinazione.
Paesini di poche case semplici, vecchi dai volti biblici, bastone tra le mani, giacche troppo grandi seduti in circolo chiacchierano come antichi pensatori; un’anziana vestita tutta di nero torna a casa con una busta di verdura; altarini ortodossi appaiono qui e lì; capre brucano un cespuglio arso dal sole, campi sterminati di ulivi… tante scene che sembravano tratte da films come: “Mamma mia” o “Il mandolino del Capitano Corelli”!
Alloggiamo presso una suite del Grand Sarai Hotel, un meraviglioso albergo situato nel cuore di questa splendida cittadina.













Una fila di ristorantini costeggia il lungomare e ne scegliamo uno a caso! Una buona moussaka (tipico piatto simile ad un mix tra la nostra parmigiana e la lasagna) e la solita insalata greca ci fanno, come sempre, amare questa cucina mediterranea!
Dulcis in fundo: qualche loukoumades, ciambelline a forma di palline servite con miele e cannella, per concludere questo delizioso pranzetto!
Nafplio è un dedalo di viuzze dove i colori pastello fanno da padrone, i rododendri che penzolano dall’alto, i gattini che dormono placidamente sulle lunghe scalinate bianche, il profumo di sapone all’olio di oliva e soprattutto gli scorci meravigliosi ad ogni angolo.
E’ situata in una splendida posizione su un piccolo porto dominato dalla fortezza di Palamede; la cittadina è ingentilita da graziose viuzze strette e tortuose, eleganti edifici in stile veneziano e palazzi neoclassici.









A 45 minuti di bus c’è Epidauro. Questa cittadina godeva di grande fama e considerazione in tutto il mondo greco e romano in quanto luogo in cui si effettuavano cure miracolose.
La gente arrivava da molto lontano per presentarsi al santuario di Asclepio (Dio della medicina) e farsi guarire.
I visitatori di oggi sono attirati verso questo sito archeologico soprattutto per il suo teatro straordinariamente ben conservato.
Il teatro di Epidauro è celebre per la sua eccellente acustica: il suono prodotto da una moneta lasciata cadere nel centro del proscenio può essere udito anche dagli spalti più lontani.
La Fortezza di Palamede domina la città dall’alto! Questa vasta e spettacolare cittadella si erge, infatti, sulla cima di un masso roccioso da cui si gode di un meraviglioso panorama sul mare e sull’entroterra circostante.
Costruita dai veneziani, è un capolavoro di architettura militare, le sue mura racchiudono una serie di bastioni indipendenti ubicati in posti diversi della collina ma strategicamente importanti; si può raggiungere anche a piedi scalando gli, apparentemente infiniti, scalini… e nonostante Nora cominciamo la scalata… lei, racchiusa nel suo marsupio ogni tanto lanciava un’occhiata qua e là verso l’esterno…
Il numero esatto degli scalini è oggetto di discussione, secondo i locali sono 999 ma, in realtà, dovrebbero essere molti di meno!
La vista ed il panorama ti ripagano della fatica della scalata…






Giornata di mero trasferimento… dal Peloponneso ci spostiamo verso quella che è considerata l’area più pericolosa dell’intera Grecia: il famigerato porto di Atene!
Ktel, il terminal generale dei bus della capitale, è frenetico e fatichiamo ad individuare la giusta fermata del nostro bus, esterna alla struttura.Tra l’altro lo prendiamo nella direzione errata e finiamo col passare più di un’ora in giro in autobus… Nora pranza persino tra una fermata e l’altra!
Trascorreremo una notte qui, nelle vicinanze del porto di Atene visto che domattina, all’alba, avremo il traghetto per una meravigliosa isola delle Cicladi.
Decidiamo di immergerci subito nel caos dell’area portuale tra taxisti traffichini, brutti ceffi, marinai e loschi venditori di iphone7!
Il primo impatto è decisamente negativo ma basta imboccare i giusti viali, le aree pedonali incorniciate da tante boutique alla moda che presto la nostra impressione cambia e ci ritroviamo ad apprezzare anche il Pireo!
Un buon pranzetto da “Poseidon” con souvlaki e kebab di pollo, romantico lungomare con piccoli yacht ormeggiati, trendy bars popolati dagli ateniesi ed alberi di arance (sporche di smog) lungo tutto il viale!
Scrivo dal terrazzino del nostro appartamentino! Il sole sta calando ed una piacevole arietta profumata alle rose mi accarezza il viso…
Siamo a Plaka, nell’isola di Naxos, la prima delle due isole delle Cicladi che visiteremo in questo viaggio; siamo ospiti dell’Annio Studios! È una struttura molto nuova dalle pareti bianco candido, interni color pastello, tutto profuma di legno, di pulito, l’arredamento è molto minimale, ti infonde un senso di pace!








Ci sono luoghi di cui non avevi mai sentito parlare ma che, una volta scoperti, vorresti non lasciare più!
Anche oggi: giornata interamente dedicata al mare… una piccola spiaggia bagnata dal cristallino Egeo…
Dopo aver giocato un po’ con Nora: s’è addormentata concedendoci un paio di ore di break! Viaggiare con i bambini, soprattutto così piccoli, non è per nulla semplice o rilassante, quindi, ogni momento è buono per ritagliarsi un po’ di sano relax!
Nel pomeriggio raggiungiamo, a piedi, Agia Anna, la ricerca di una mayireia (taverna tradizionale) per la cena diventa motivo per gironzolare senza meta ed ecco che, superata una grossa siepe, una piccola spiaggia di nudisti, sbuchiamo dinanzi una delle cappellette ortodosse più pittoresche mai viste!
Ecco la nostra dolce routine di Naxos: sveglia comoda, colazione leggera, biberon caldo, quattro passi e siamo in riva al mare, due frappè al caffè, giochi con Nora sulla battigia, relax in spiaggia, spuntino con insalata greca e passeggiata al tramonto… in fondo, una parentesi vacanziera, all’interno di un lungo viaggio, ci vuole sempre!









Dopo vari giorni nella selvaggia Naxos è ora di voltare pagina! Dirigiamoci, in traghetto, verso una meta molto turistica e posh delle Cicladi!
Pittoresco! Non esiste un termine più calzante per cercare di descrivere la magica Santorini.
È proprio come me l’aspettavo!
Santorini è una serie di labirintiche viuzze di acciottolato e tracce di letame di asinello; questi piccoli sentieri salgono e scendono, ogni passo è uno scorcio nuovo, un panorama romantico e dolce; le sue stradine risalgono e ridiscendono nuovamente avvolte nel loro bianco puro intervallato da un blu intenso; s’incrociano per un attimo ma poi salgono verso la sommità di questa isola vulcanica o si tuffano verso il mare… da un lato un quadro ad olio, dall’altro negozietti che vendono souvenirs, spesso molto cari…


















Il sapore pungente dello tzatziki (yougurt greco con cetriolo e aglio) fatto in casa e l’aroma dei souvlaki alla griglia sono solo l’assaggio di un repertorio gastronomico tutto da scoprire!
Ci fermiamo dalla storica “Mama’s House” e gustiamo anche i “domatokeftedes” (polpette di pomodoro ripiene di ortaggi) ed un ottimo “saganaki” (formaggio di capra fritto)!
Domani si riparte!
…e dopo un van, un bus, un traghetto, un treno, una metropolitana e 20 minuti in giro a cercare il nostro nuovo appartamentino ateniese: rieccoci nella capitale greca!
Siamo nella zona di Keramikos ,che già conosciamo bene. L’area è molto carina, vivace, piena di localini alternativi ognuno con la propria personalità; non ci sono turisti in giro, solo ateniesi che sorseggiano l’ouzo (famoso liquore all’anice), questo, oltre ad essere bevuto come aperitivo, è diventato un mezzo per passare un po’ di tempo pigramente con gli amici!
Ci perdiamo tra le bancarelle di Thissio, oggi è sabato mattina e c’è il mercatino dell’antiquariato con vecchi oggetti, francobolli, monete, cimeli militari, libri ecc. Ci godiamo quest’ultima giornata da ateniesi!
Le strade del centro come al solito brulicano di turisti, in Piazza Syntagma stanno organizzando un gay pride, dalla chiesa ortodossa circostante dei fedeli escono dopo la funzione religiosa, un paio di zingarelli suonano la fisarmonica, un vecchietto vende i biglietti della lotteria, una signora molto distinta mostra dei braccialetti fatti da lei… seduti a tavola dal fedele Thanasis, gustandoci l’ultimo pranzo greco, ammiriamo Atene che ci passa dinanzi, come un vecchio documentario!
χάρη Ελλάδα




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