Ghana

Capitale:
Accra

Moneta:
Cedi

Periodo migliore:
da ottobre a marzo

In una parola:
Hani wodzo (balliamo!)

Vaccini:
Vaccinazione obbligatoria: febbre gialla; consigliata la profilassi antimalarica.

Esperienze da vivere:
Passare la notte su un albero a 30 metri di altezza dopo aver percorso i sette ponti sospesi del Kakum National Park; Vivere una giornata con le Suore Carmelitane di Tamalè e dormire sulle panche della chiesa; Perdersi nel caotico Kejeta Market di Kumasi dove si vende di tutto mentre ci si reca dal re Ashanti.

ghana flag

Nel regno degli Ashanti

avventura in van dalla capitale accra seguendo la costa sul golfo di guinea tra le fortezze degli schiavi, orfanotrofi, missioni cristiane e villaggi tribali fino alle regioni del nord del Paese verso il togo

In questa indimenticabile avventura abbiamo noleggiato un van con autista ad Accra ed percorso tutto il Ghana da sud a nord fino al Benin attraverso il piccolo Togo.
Visitando questi Paesi è possibile farsi un’immagine quasi completa di queste terre così lontane da noi: la natura delle foreste tropicali, le spiagge meravigliose ancora sorvegliate da fortezze coloniali, le cerimonie di omaggio al re degli Ashanti, i villaggi tribali dalle architetture e dalle decorazioni impressionanti, un’esperienza vissuta cercando di instaurare un rapporto più diretto con gli abitanti. 

Volando con la Royal Air Maroc abbiamo avuto la possibilità di imbarcare ben due bagagli da 20 kg ciascuno; l’occasione giusta per portare con noi aiuti per i vari orfanotrofi che visiteremo lungo il nostro tragitto: medicinali, giochi, materiale didattico, vestiti fino ad una pompa dell’acqua di un furgone richiestaci da un missionario in Benin. Non sarà un viaggio facile, ci troveremo a dormire nei posti più disparati, dalle panche di una chiesa di suore carmelitane alle capanne sulle palafitte; verremo fermati decine di volte da posti di blocco improvvisati da poliziotti corrotti in cerca di mazzette ma potremo dire, al termine di quest’esperienza nell’Africa dell’Ovest, di aver ricevuto più di quanto abbiamo offerto. I sorrisi dei bambini degli orfanotrofi, le loro domande innocenti, i loro sguardi ci riempiranno il cuore per sempre.
Salite a bordo con noi: si parte!

01 marzo Accra (Ghana)

Atterriamo ad Accra alle 5 del mattino dopo uno scalo a Casablanca, in Marocco e uno a Lomè, in Togo.

Veniamo subito accolti da un’afa opprimente mentre carichiamo i tanti bagagli sul nostro van. Questo sarà per noi un viaggio molto particolare, un viaggio solidale verso gli orfanotrofi ed i villaggi che incontreremo lungo il nostro cammino lasciandoci guidare dal flow degli eventi…

Jamestown. I nostri occhi vengono riempiti dalle immagini di bambini che giocano e ballano sulla lunga spiaggia… donne vendono ogni sorta di mercanzia e le trasportano sulle proprie teste. Vestiti colorati, ricamati ci ondeggiano davanti avvolgendo i grandi sederi tondi delle “mamy”; in un piccolo spiazzo vediamo migliaia di pesciolini stesi a terra ad essiccare per poi essere venduti nelle bancarelle ai bordi delle strade; piroghe colorate ciondolano nell’oceano, cullate dolcemente dalle onde, dipingendo un quadro perfetto.

Visita bizzarra in un laboratorio di bare dalle forme più disparate. Secondo la loro credenza: bisogna godersi anche l’ultimo viaggio della vita! Questa è un’usanza in voga da diversi decenni qui e fa capire che la morte non viene vista in maniera triste e buia ma è vissuta con tutt’altro stato d’animo.

Oggi sulla costa del Ghana sono presenti 30 forti, castelli ed ex postazioni commerciali, molti dei quali testimoniano la più grande migrazione forzata della storia, la tratta degli schiavi e le atrocità che l’umanità è in grado di commettere. Castelli come Elmina, Cape Coast, Ussher Fort, Christianborg Castle sono stati trasformati in veri e propri musei e offrono visite guidate da personale del posto. L’esperienza è di quelle che lasciano il segno anche perché  i tour guidano letteralmente i visitatori in un percorso che rievoca vividamente le esperienze strazianti degli schiavi ammassati nelle segrete dei castelli prima della partenza e del loro passaggio attraverso le “porte del non ritorno”.

Senya Bereku. Il forte di Good Hope costruito dagli olandesi nel 1705, inizialmente come magazzino per il commercio dell’oro e soli dieci anni dopo come luogo per accogliere gli schiavi in attesa dell’imbarco per le Americhe…

Cape Coast. Altro forte coloniale utilizzato da olandesi, svedesi, inglesi… abbiamo visitato le terribili celle dove venivano custoditi gli schiavi, piccole celle che contenevano fino a 200 persone fino alla deportazione.

02 marzo Elmina (Ghana)

Di buon mattino, quando il sole non riscalda ancora eccessivamente questa terra, ci perdiamo tra i venditori di pesci di Elmina.

Elmina, una città come tante sull’oceano Atlantico africano che in passato sono state testimoni di una efferata crudeltà…

Pensi ad Auschwitz, pensi a Phnom Penh, pensi a Kigali e ti rendi conto che, a volte, la storia non è “magistra vitae” e l’uomo si ritrova puntualmente a ripetere gli stessi errori irrimediabilmente.
Si ritrova ad umiliare un suo simile, a massacrarlo o distruggerlo interiormente in nome di uno stupido ideale, di una credenza religiosa o di un desiderio di supremazia. In quelle celle maledette uomini semplici venivano derubati della propria anima e la morte cominciava a rappresentare l’unica via di fuga, anche perché, se non morivi di stenti e privazioni, venivi costretto a varcare la “porta del non ritorno”. Nessun nome fu più idoneo per questo piccolo portoncino alto mezzo metro perché anche con quegli ultimi passi nella loro Africa gli schiavi dovevano essere umiliati.
Varcata quella porta venivano imbarcati per il Nuovo Mondo, un mondo nuovo ma di vecchie atrocità. Cominciava l’era della schiavitù.

Ghana in 2 minuti (Video) coming soon

03 marzo Kakum National Park (Ghana)

Raggiungiamo il Kakum National Park, non è una riserva particolarmente ricca di fauna, se non consideri i milioni di insetti, ma i suoi maestosi ed alti alberi secolari e la vegetazione fitta lo rendono sicuramente molto suggestivo.
Stupendi i 7 ponti sospesi che ti permettono di compiere una “canopy walk” a 30 metri dal suolo facendoti godere una visuale privilegiata dell’immenso parco.

Quando il sole sparisce all’orizzonte e le tenebre inghiottono tutto il paesaggio, partiamo con Richard e Prince alla volta del “Masomagor Tree Platofrom”, una piattaforma costruita su un albero a 30 metri di altezza dove passeremo la notte.
Volevamo assaporare un po’ della vita della foresta e, guidati dai nostri rangers, maciniamo parecchia strada lungo sentieri scoscesi illuminati solo dalla fioca luce delle nostre torce.

Ad un certo punto qualcuno si ferma… l’intera fila rallenta e manco il tempo di capire cosa stesse accadendo che cominciamo ad avvertire pizzichini su tutte le gambe… siamo finiti in una zona di formiche assassine… ogni morso è molto doloroso e nessuno è risparmiato… fatichiamo abbastanza per trovare un’area più sicura per liberarci da questi sgraditi ospiti.

Poco prima di arrivare al nostro albero ci fermiamo, spegniamo tutte le torce e ci facciamo cullare dai suoni della natura.

Buio pesto. Un concerto assordante di ogni tipo di insetto ci fa sentire così piccoli al cospetto di Madre Natura. È una strana sensazione… senti quasi come se il cielo ti stesse crollando addosso…

Saliamo adagio sul nostro albero e nei nostri sacchi a pelo, riparati da vecchie zanzariere trascorriamo un’altra emozionante notte da ricordare in Africa.

Lago Bosumtwe. Forse per la foschia, per la luce che appiattiva ogni cosa ma questo lago non mi ha trasmesso grandi emozioni allora ripartiamo presto per la nostra meta successiva: Kumasi.

Alle porte della città rimaniamo imbottigliati in un traffico assurdo.

Lasciamo gli zaini in hotel e costeggiamo subito il Kejeta Market: incasinato, caotico, enorme, per recarci al Manhyia Palace, il palazzo del Re Ashanti.

Visitiamo il museo interno: una serie di fucili con ornamenti, anelli d’oro, bracciali enormi, statue rappresentanti passati re con le proprie madri, vecchi troni ed elettrodomestici di inizio secolo, così rari in un luogo del genere…

Ci addentriamo nel grande mercato, le botteghine sono infinite, piene di stoffe con i loro sarti, pentole, prodotti di bellezza, vestiti di ogni genere, spezie… donne con i propri bimbi legati alla schiena o con enormi oggetti sulla testa, taniche d’acqua incluse… insomma ogni donna portava qualcosa da qualche parte, indaffarate si svincolavano in quel caos infinito…

La farfalla non conta gli anni, ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta!

Proverbio africano

05 marzo Tamalè (Ghana)

Un lungo trasferimento ci conduce da Kumasi al nord del Ghana, attraversiamo quasi tutto il paese. Vediamo diverse realtà di questa piccola nazione… cambia tutto il background, le chiese son sempre di meno, al loro posto sorgono, sornione, le prime moschee; le case in murature fanno spazio a capanne di fango e fieno; la vegetazione fitta della costa viene sostituita dalla terra rossa. E’ una zona molto arida e sicuramente più povera.

Ci fermiamo ad Ahwiaa per ammirare gli incantevoli intarsi nel legno e ad Adanwomase per le elaborate stoffe kente e la coltivazione del cacao.

Dopo tante ore di strada raggiungiamo prima le fresche acque della cascata di Kintampo e, oltrepassato il fiume Volta, che dava il nome all’attuale Burkina Faso, giungiamo in serata a Tamalè.
È molto faticoso oltre che pericoloso guidare di notte…

Siamo ospiti di alcune suore Carmelitane filippine e nigeriane che vivono pregando in contemplazione. Questo posto è strano, si respira quiete e pace nell’aria.

Le suore ci hanno preparato una lauta cena a base di riso e pollo; stanotte dormiremo sulle panche del monastero!

Lasciata la caotica Tamalè ci dirigiamo a sud verso Natchamba ed il confine con il Togo.

Capanne con tetti di paglia completamente vuote all’interno tranne per qualche sacco usato come giaciglio e alcune pentole ammassate in un angolo. Le donne sedute a semicerchio dinanzi le proprie capanne, i bambini dagli occhi così grandi da specchiarsi.
Siamo nel mondo dei Dagombo.

Tiriamo fuori pacchi di caramelle e la gioia sui visi sia degli uomini che dei bimbi ci abbaglia.
Ci siamo divertiti a gonfiare palloncini e farli volare sopra le nostre teste.
Ho visto visi solari, sguardi fieri e sorrisi onesti talmente sinceri da buttar giù ogni barriera, diffidenza e differenza che, erroneamente, qualcuno potrebbe pensare esistere tra noi bianchi e loro: popolazione d’ebano raggiante.

A Sang ci fermiamo a far visita all’orfanotrofio “Nazareth Home for God’s Children” retto da Suor Stan Terese Mumuni e che si dedica a orfani con problemi medici gravi; è molto toccante ascoltare la storia di una scuola simile e nel nostro piccolo abbiamo fatto di tutto per dare il giusto contributo. In fondo, avevamo deciso, prima di partire, di far visita a più orfanotrofi possibili e senza organizzare le visite in anticipo ma semplicemente lasciandoci guidare dal caso…
Continuavo a guardare quegli occhi dei ragazzini così grandi, così giovani ma già pieni di sofferenza…

A Natchamba compiliamo il foglio di uscita in  uno stanzino con due o tre galline che gironzolano, una vecchia branda rattoppata ed un bancone al di là del quale i due addetti al controllo dei passaporti sfogliano con attenzione tutti questi documenti italiani improvvisamente apparsi dinanzi ai loro occhi.

Siamo pronti per entrare in Togo!

8 Responses

    1. Grazie mille mitico Ago, è stata un’avventura stupenda anche per il fatto che l’abbiamo vissuta con amici di cuore come te. Presto seguirà anche la parte del Togo e Benin quindi continua a seguirci! Hai visto la tua foto nel reportage?

  1. Bellissimo, ho letto tutto d’un fiato…
    Mi è sembrato di essere di nuovo lì!
    Mi ha emozionato!

    1. Grazie mille cara Ila, è stata davvero un’esperienza unica che raramente abbiamo provato in altre parti del mondo anche grazie al cuore di chi ha partecipato come te! Come dico sempre: “speriamo di vivere di nuovo esperienze simili insieme”! A breve pubblicheremo anche il Togo!

  2. Wooowwww che racconto e che foto ragazzi… Stupendo sto pensando di andare a febbraio chissà… Vediamo Cmq un racconto stupendo grandi ragazzi

    1. Grazie mille cara… Febbraio è un ottimo mese per vivere di nuovo un viaggio insieme in Africa!!!

    1. Grazie mitico!!!! detto da un grande viaggiatore come te mi fa davvero piacere! Allora condividilo con altri viaggiatori!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *