Ganga River

Periodo migliore: 
da  Gennaio a Marzo e da Agosto a Dicembre

Vaccini:
Consigliati Antitifica, Profilassi Antimalarica (clorochino-resistente)

In una parola: 
Namaste (mi inchino a te)

Esperienze da vivere:
Abbandonarsi ai canti e alle preghiere della puja serale; Meditare in uno dei tanti templi induisti delle città sante lungo il percorso; Trascorrere giornate intere sui ghat di Varanasi, in silenzio, ammirando il Gange ed i suoi sadhu. durante le abluzioni.

Workshop fotografico lungo il sacro Gange

Lezioni di fotografia durante un viaggio esplosivo e lontani dal turismo di massa.
Seguiamo questo mistico fiume da dove nasce, attraverso numerose città sacre fino alla cruente Varanasi.

02 febbraio Haridwar (INDIA)

E’ abbastanza faticoso e lungo raggiungere la nostra meta nell’Uttarakhand… dopo tre voli: mettiamo finalmente piede ad Haridwar!

Questa piccola cittadina situata in una posizione molto propizia, il punto dove il leggendario Gange sgorga dall’Himalaya, è un luogo molto sacro per gli hindu e meta di folle di pellegrini che vengono qui per bagnarsi nelle acque impetuose della Madre Ganga.

La moltitudine di persone radunate attorno all’Har-ki-pairi conferisce ad Haridwar un’atmosfera ricca di sacralità e facilmente ci si lascia catturare dal suo misticismo.

Har-ki-pairi (letteralmente: “l’orma di Dio”) è il luogo in cui, secondo la tradizione indiana, Vishnu avrebbe versato del nettare celestiale e impresso sul terreno una propria orma.

Ecco perché i fedeli vengono qui per purificarsi dai peccati bagnandosi nella corrente rapida e lasciando offerte ai sacerdoti.

La cerimonia di venerazione del fiume “Ganga Aarti” è impressionante: il suono delle campane, le candele accese e poste su cesti di foglie colmi di petali di fiori, la litania intonata dai santoni del posto… le offerte vengono poi abbandonate alla corrente del fiume…

Questo viaggio ha un sapore particolare per noi, non è solo un’avventura in India ma un vero e proprio workshop fotografico con amici e con un fotografo professionista: Riccardo Cornaglia, che durante tutta la spedizione ci darà consigli sugli scatti e ci insegnerà a catturare al meglio i nostri ricordi attraverso la fotografia.

03 febbraio Rishikesh (INDIA)

Rishikesh, la città dello yoga. Qui tranquillità e visi rilassati di certo non mancano… tanti sono gli ashram dove poter passare dei giorni in meditazione e molti sono gli occidentali che incontriamo per le sue stradine.

Si respira un’atmosfera serena e piacevole. Visitiamo numerosi templi accompagnati dalla nostra guida Raj, ci perdiamo tra i suoi vicoletti caratterizzati da scorci fotografici molto pittoreschi e raggiungiamo, con una barchetta, il luogo della puja serale… la preghiera quotidiana!

Sedici studenti, futuri sacerdoti hindu, intonano il mantra muovendo in modo rotatorio il proprio candelabro, varie candele passano di mano in mano prima di essere adagiate nell’acqua per la benedizione.

Intanto alle nostre spalle, un’orchestra di tamburi e sitar suona una melodia sempre più incalzante, improvvisamente ci siamo ritrovati tutti a danzare liberi sotto lo sguardo sereno, puro e bello dei tanti sadhu seduti lungo gli scalini del tempio… mi son venute in mente le parole di Folco Terzani in “A piedi nudi sulla terra” quando dice a proposito dei sadhu che: “hanno meno dei mendicanti ma sembrano dei re”… quanto è vero!

Stasera treno notturno per Faizabad”.

Ganga River in 2 minuti (Video)

04 febbraio Faizabad (INDIA)

Consiglio a tutti l’esperienza di un viaggio in treno di notte in India! Si entra davvero a contatto con questo nuovo mondo incredibile.

La notte è abbastanza dura perché si viaggia con le porte aperte… un freddo pungente, i rumori, la gente che si ferma davanti ai letti ad osservarci fissandoci quasi come guardassero un programma in TV, la scomodità degli zaini tra di noi… insomma, non ci siamo fatti mancare nulla ma è stato bello lo stesso!

Alle prime luci dell’alba ci alziamo ed è stupendo perché, con noi, s’è svegliata l’India… chi si lava i denti lungo il corridoio, chi si pettina i lunghissimi capelli neri, chi beve il chai, chi corre dietro ai bimbi che piangono…

Arriviamo a Faizabad con 4-5 ore di ritardo, ma qui è normale, nessuno si preoccupa o si arrabbia…

La città ci accoglie con la sua genuinità, è un’India arcaica, tutto sa di antico, c’è una bellezza decadente quasi fragile…

Ci spingiamo subito ad Ayodhya, a 7 km da qui, una delle più sacre città dell’India. Camminiamo per le sue stradine e siamo folgorati dal suo fascino vetusto…  ci sono innumerevoli bancarelle che vendono palline color miele… sono dei dolcetti molto buoni di pasta frolla che gli induisti portano in dono al Tempio di Hanuman (dio Scimmia).

Una lunga scalinata, piena di fiori e incorniciata da mendicanti, porta all’ingresso.

I fedeli intonano un’invocazione alzando le mani al cielo ed offrendo i biscotti a dei sacerdoti che prontamente li depositano ai piedi della statua…

Passeggiando raggiungiamo lo Shri Rama Jamina Bhomi Temple dove veniamo letteralmente rapiti dall’atmosfera.

05 febbraio Allahabad (INDIA)

Oggi lasciamo Faizabad per percorrere circa 200 km in direzione di Allahabad. Il viaggio dura 6 ore e mezzo ma a me sembrano molte di meno.
Per tutto il tragitto ci sono persone, bancarelle, mucche, casette e baracche, donne che avvolgono nei loro sarhi colorati i propri piccoli o che trasportano sulla testa mattoni rossi pesanti o pali di legno, uomini che si lavano ed insaponano accovacciati sotto la fontana del pozzo, bambini scalzi che passeggiano lungo i bordi della strada, tuk tuk stracolmi di gente. Ci sono sguardi, ci sono occhi increduli, sorpresi che ci osservano… ci sono bambini… e ci sono scuole…

Decidiamo di fermarci proprio davanti ad una di esse… entriamo dentro… banchi in legno sotto una sorta di veranda e bimbi dagli occhi grandi, profondi, di quegli occhi che sanno come entrarti dentro e arrivano giù nella pancia e lì restano.

Ci accolgono le maestre, tutte vestite di rosa confetto, i bambini non si aspettano assolutamente il nostro arrivo anche perché, da queste parti, è raro vedere dei bianchi… ci scrutano perplessi… lentamente cominciano a sorridere e subito dopo siamo circondati dal calore che solo loro sanno infondere…

Le loro vocine, le bimbe con il tika sulla fronte e l’orecchino al naso, i loro quadernini precisi con i dettati in hindi in mezzo alla polvere, la luce che filtrava dalle finestre ed illuminava la loro pelle color caffè mi faceva pensare che il mondo e la diversità sono il dono più grande che una persona possa raggiungere… solo aprendo gli occhi del cuore capiremo di essere tutti uguali, tutti animati dalla stessa energia… una volta capito questo hai le porte aperte verso la vita… quella vera…

06 febbraio Allahabad (INDIA)

Allahabad. Il suo nome originario era “Prayag” o “il luogo delle offerte” ed è considerata una delle più importanti mete di pellegrinaggio per gli induisti. La città giace alla confluenza (“Triveni”) dei tre fiumi sacri: Gange, Yamuna e Saraswati.

Al tramonto navighiamo proprio dove il fiume Yamuna incontra il poderoso Gange

07 febbraio Allahabad (INDIA)

Anand Bhavan. Un sacrario dedicato alla famiglia Nehru che ha dato al Paese ben 5 generazioni di politici di spicco… in questo edificio coloniale, vera e propria oasi di pace dal caos devastante di Allahabad, Mahatma Gandhi, Jawaharlal Nehru ed altri pianificarono il rovesciamento del dominio inglese.

Il palazzo mostra libri, effetti personali e foto di quel periodo turbolento e proprio qui, nel 1942, Indira Gandhi convolò a nozze.

Ad Allahabad si tiene, ogni 12 anni, il Kumbh Mela, la più grande festa hindu al mondo; prendono parte a questo immenso evento dai 70 ai 90 milioni di fedeli…
Ogni anno, tuttavia, si tiene il Magh Mela, di proporzioni inferiori e… guarda caso… c’è proprio in questo periodo…

Vediamo distese di tende, accampamenti organizzati alla bell’e meglio, migliaia di persone, caos, sporcizia, miseria, rassegnazione ovunque… incrociamo sadhu, aghori tenebrosi, famiglie provenienti da tutta l’India, mendicanti, vacche, scimmie…

08 febbraio Chitrakoot (INDIA)

Oggi partiamo alla volta di Chitrakoot. Lasciamo l’Uttar Pradesh per la regione di Madhya Pradesh.

I 172 km li percorriamo in sole cinque ore… lungo il tragitto non ci sono metri disabitati, solo un’infinita massa di umanità che non lascia spazi vuoti…
Per strada solo bici, motorette, bus pieni di gente, auto “Tata” che strombazzano come dei forsennati, anche quando non ce n’è bisogno, magari perché dietro ogni camion campeggia l’esortazione ad “horn please” o addirittura “blow horn”!…  Per strada non ci sono regole! Esiste un solo senso di marcia ma non è obbligatorio, puoi sorpassare a destra o a sinistra, finchè c’è spazio, tutti e nessuno hanno la precedenza, non esistono semafori, cinture di sicurezza, vigili urbani, caschi, numero massimo di passeggeri, né un codice della strada da rispettare… anzi ce n’è uno con una sola regola stentorea: “horn please”.

Arriviamo a Chitrakoot, la cosiddetta “Varanasi in miniatura”; per i tanti templi e ghat, questa cittadina sulle rive del fiume Mandakini, narra tante leggende hindu.

Saliamo sulla collina lungo i 506 scalini per raggiungere il tempio di Hanuman Dhara, ammiriamo i tanti scorci paesaggistici che questo luogo sacro ci offre gustandoci i tanti incontri interessanti con i locali che sembrano divertirsi con i nostri scatti.

Il Ram Ghat è molto suggestivo, qualche devoto fa le abluzioni sacre in un background molto pittoresco. Non ci sono turisti in giro, ci fermiamo da un barbiere, un venditore di samosa, un commerciante di sarhi, un vecchio sadhu…

09 febbraio Varanasi (INDIA)

Varanasi. Dopo aver visto le cremazioni da molto vicino, ci sediamo ad osservare le barelle di bamboo con i defunti deposti sopra… Arrivano una dopo l’altra… si appoggia la salma sopra la pila, si cosparge di una sorta di combustibile tutta la legna e si dà fuoco… per bruciare completamente impiega circa tre ore, dopodichè si raccoglie la cenere con dei teli colorati e si getta nel Gange… l’anima è libera e purificata!

Costeggiamo i ghat ed i nostri occhi vengono catturati dai colori dei sarhi, dalle risate dei bambini, dai movimenti delicati di uomini che lavano i propri vestiti, le immersioni, la preghiera, le mucche che rovistano nell’immondizia…

I sadhu vestiti di bianco o arancio con la barba lunga, lo sguardo pacifico… coppie di sposini vestite elegantemente che si bagnano per ricevere la benedizione della Madre Ganga

Dopo tante ricerche incontriamo Baba Vijiani, è molto invecchiato da quel primo incontro di sette anni fa… è appena tornato a piedi da Allahabad (130 km), lui ha 88 anni… siamo molto emozionati, ci tenevamo davvero tanto ad incontrarlo di nuovo… a volte la vita è incredibile!

Ci chiede di seguirlo e ci porta fuori ad un piccolo tempio davanti al Gange. Accanto a lui c’è un aghori che ci mostra il teschio di una donna che porta avvolto in uno straccio; dicono che gli aghori vivano nei crematori, che urinino nei teschi per poi bere la propria pipì, non abbiano regole e non sono ben visti dalla gente…

10 febbraio Varanasi (INDIA)

Ho trascorso tante ore in silenzio semplicemente osservando questa umanità così variegata che qui si esprime nei modi più disparati.

Siediti su una delle tante gradinate dei ghat, vedrai passare processioni di fedeli che intonano canti religiosi mentre si dirigono lungo gli argini del fiume sacro per le abluzioni; sadhu maestosi che camminano avvolti nella propria aurea di pace; ciarlatani travestiti da vecchi santoni che  cercano turisti “illuminati” per spillare loro qualche rupia leggendo la mano o raccontando qualche storia avvincente; barcaioli-barbieri-massaggiatori-tuttofare-spacciatori che ti propongono di tutto e che spesso coincidono nella stessa persona; turisti occidentali in abiti indiani o in vecchi vestiti da figli dei fiori così anacronistici persino qui; arcigni aghori che gironzolano guardinghi; bambini sporchi e scalzi che ti chiedono l’elemosina, vacche che passeggiano in relax mentre scimmie agili saltano di tetto in tetto per rubare qualche banana…

Madre Ganga scorre sempre lì, indifferente, ogni tanto accoglie un po’ di cenere di chi ha avuto la “fortuna” di spegnersi qui…

11 febbraio Varanasi (INDIA)

Oggi lasciamo questa città magica.
Saliamo sul taxi e già sento la nostalgia di questo luogo.
La città è un caos unico; clacson, polvere, tuk tuk, rickshaw, biciclette, vacche, camion e ancora tanta polvere…

In questo delirio assurdo ci muoviamo a passo d’uomo… mi volto alla mia sinistra e tra la folla ed il traffico scorgo uno sguardo… non ci posso credere… sono gli occhi di Baba Vijiani… apro il finestrino, lo chiamo a gran voce con il braccio alzato, lui mi vede… il traffico comincia a scorrere più veloce… ci guardiamo, si alza in piedi… noi ripartiamo, sembra un film, gli sorrido e lui alza il braccio sorridendo… la polvere si alza, il traffico ci inghiotte… Baba Vijiani grazie per questo grande dono.

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