Central America

Best time to visit:
Year-round

Vaccines
Vaccinazioni: scarso rischio malaria, consigliata comunque la profilassi nelle zone tropicali in bassa quota.

In a word: 
Compà (ciao amico!)

Essential experiences:
Perdersi nel coloratissimo mercato di Chichicastenango; Percorrere la Ruta de las flores ad Auhachapan, El Salvador; Nuotare nelle acque cristalline dell’isola di Roatan, Honduras; Scalare uno dei magnifici tre vulcani dell’isola di Ometepe, Nicaragua; Assistere alla deposizione delle tartarughe di mare a Playa Tamarindo, Costa Rica

From Maya to pure vida

Two months on the road, a great adventure, only with local means from Guatemala to the luxuriant Costa Rica through Honduras, El Salvador and Nicaragua.

In questa meravigliosa avventura ci siamo concentrati su alcuni Stati dell’America Centrale; lentamente, on the road, utilizzando, centinaia di coloratissimi bus e van locali, abbiamo percorso tutta la lunga lingua di terra che collega le due Americhe.
Siamo partiti dal Guatemala dopo esserci innamorati della sua antica cultura maya, i suoi abiti così tradizionali, i suoi mercati e la sua gente così religiosa, abbiamo attraversato il piccolo El Salvador in autostop fermandoci nelle cittadine più suggestive; abbiamo poi proseguito verso sud attraverso il famigerato Honduras con i suoi siti Maya e le sue isole tropicali; ci siamo innamorati del Nicaragua con le sue città coloniali, i suoi vulcani, la sua gente della “revolucion” fino a giungere alla modernissima Costa Rica, con le sue spiagge, i suoi parchi nazionali e la sua natura lussureggiante! Abbiamo saltato solo Belize e Panama, avendoli vistati in viaggi precedenti!

01 gennaio Antigua (Guatemala)

Atterriamo nella capitale: Guatemala City dopo molte ore di volo. Molti scorci ci ricordano un pò la cittadina filippina di Cebu. La gentilissima Claudia, un nostro contatto di couchsurfing, ci accompagna in auto ad Antigua e, lungo il tragitto, noto una piccola famiglia che, seduta in cerchio, prega in un parco; donne dagli abiti coloratissimi mi sorridono; bimbe dagli occhi grandi color pece giocano nascondendosi sotto le vesti delle mamme. Che sensazione di pace!

Purtroppo arrivati ad Antigua scopriamo che i signori dell’ “Hotel Dionisio” non hanno mantenuto la nostra prenotazione e ci ritroviamo il primo gennaio sera, dopo 14 ore di volo senza un albergo!
Gli imprevisti ci piacciono! Dopo 2 ore di ricerca, stanchi morti, troviamo un alberghetto molto spartano e poco dopo subito in giro con Claudia tra mercatini di artigianato, stradine coloniali e aria natalizia!

02 gennaio Antigua (Guatemala)

Antigua… con i suoi vicoletti coloniali di acciottolato e con le mura color pastello… Questa città alle pendici di ben tre vulcani (Agua, Fuego e Acatenango) è stata capitale del Guatemala fino al 1773 anno in cui fu rasa al suolo da un terremoto devastante.

03 gennaio Chichicastenango (Guatemala)

Chichi, come la chiamano i locali, ci ha proprio rapiti!
I suoi colori, i suoi rumori, la sua gente, la sua storia, l’aria magica che si respira mentre sei seduto sui gradini di St. Thomas ed osservi i “quiche” recitare dei rituali religiosi facendo bruciare della resina di coppale o mentre passeggi tra le tombe colorate del “Cemeterio General”.
Le donne dagli abiti multicolori e dai lunghi capelli corvini affollano le stradine vendendo di tutto e noi ci incantiamo ad ammirare la quotidianità che ci scorre dinanzi agli occhi come un appassionante documentario.

04 gennaio Panajachel (Guatemala)

“Pana”, così com’è chiamata dai locali, è una tranquilla cittadina sulle sponde del lago di Atitlàn, oggi partiamo proprio alla scoperta dei suoi “puebli”.

San Juan la Laguna.
Piccolo paesino di artigiane tessili; gironzoliamo senza meta intrufolandoci nel suo intimo rimanendo incantati dalla pace che ovunque si respira.

Dopo venti minuti di navigazione siamo a San Pedro la Laguna.
Una lunga ma piacevole salita ci conduce nel centro del piccolo pueblo. Mercatini di frutta e verdura colorata, bancarelle di abiti usati vendono a nostalgici hippies.

Santiago de Atitlàn. All’interno della cattedrale una trentina di donne in ginocchio dinanzi l’altare recitano il rosario tra preghiere e canti suggestivi.
Seguendo la Lonely Planet partiamo alla ricerca di “Maximòn”, un pupazzo, frutto di vecchie credenze Maya, molto venerato qui. Ottima scusa per intrufolarci nei vicoli più segreti di questa piccola cittadina.

05 gennaio Guatemala City (Guatemala)

È già ora di andare. Dopo una colazione luculliana a base di pancake preparata dalla dolce Sandra, nostra amica di couchsurfing, partiamo alla volta della famigerata Guatemala City, da lì sarà tutt’un’avventura fino ad Ahuachapan.
Per una lunga serie di combinazioni ci ritroviamo a bordo di un vecchio taxi con Ricoberto e la moglie Liliana che per 100 dollari, (mai pagato così tanto!) ci conducono, tra mille peripezie fino al confine con l’El Salvador. Da lì ci inventeremo qualcosa!

I 120 km che separano la pericolosa capitale guatemalteca dalla frontiera di Villa Nueva sono parecchio tempestosi… Prima ci fermiamo incolonnati perché stanno rifacendo il manto stradale e qui, quando succede, l’ANAS locale risolve il disservizio semplicemente chiudendo per due ore entrambi i sensi di marcia! Caldo soffocante e preoccupazioni varie visto che alle 17.00 la frontiera chiude e da lì in poi è tutta un’incognita!
Finalmente ripartiamo ma poco dopo sentiamo un fischio provenire da fuori… Ricoberto rallenta, poi le quattro frecce… è come temiamo… abbiamo forato… Scendiamo subito (fortunatamente aveva una ruota di scorta… mai vista una ruota così liscia…) e ci mettiamo all’opera anche perché insieme a noi si ferma pure un pick up con tre uomini poco rassicuranti che ci osservano a mò di squali… Liliana trema già di paura… e meno male che vive nella zona più pericolosa di Guatemala City.

Ecco in lontananza la frontiera. I due ci lasciano perché non possono proseguire oltre e, tra tante raccomandazioni, li salutiamo mentre veniamo assaliti da mille rigattieri, taxisti e farabutti vari.
Ma un angelo custode viene in nostro aiuto: Daniel, un missionario spagnolo che vive in Centroamerica da 15 anni e che ci aiuta a raggiungere la nostra meta finale in El Salvador. Siamo esausti!

06 gennaio Ahuachapan (El Salvador)

Il primo assaggio ci mostra un Paese totalmente diverso da quello appena lasciato alle spalle. Gli abiti tradizionali son spariti, il colorito della pelle è più chiaro, non esiste una moneta propria (c’è il dollaro americano), l’accomuna solo la lingua spagnola.

Prendiamo un caffè in un baretto tipico in Plaza Concordia, riscaldati dai primi raggi del sole e, da Ahuachapan, punto di partenza della “Ruta de las Flores”, cominciamo la nostra esplorazione dei piccoli paesini dell’area.
Saliamo al volo ed inerpicandoci in stradine montane arriviamo ad Ataco, vecchio villaggio coloniale che mantiene, però, una forte identità indigena.

Ci ritroviamo nello spiazzale di una chiesa durante una rappresentazione per l’Epifania con balli, canti e maschere tipiche della tradizione salvadoregna.

Nel bus diretto a Juayuà ammiriamo la “Ruta de las Flores”, la sinuosa strada lunga 36 km caratterizzata da piantagioni di caffè e naturalmente serre di coloratissimi e vivissimi fiori.
All’ombra della maestosa chiesa del 1500 con il “Cristo Negro”, ci perdiamo tra le bancarelle della grande fiera gastronomica che si tiene ogni week end ed assaggiamo tante specialità del luogo, dalla yuca (una patata dolce) ai pezzi di zucca con il miele!

07 gennaio Santa Ana (El Salvador)

Santa Ana, la seconda città più grande dell’El Savador dopo la capitale.
Il centro storico è impreziosito da una bellissima cattedrale bianca stile gotico, un elegante teatro ed un antico edificio coloniale che ora ospita il Municipio.

Siamo ospiti di un couchsurfer, un simpatico studente di medicina di nome Roberto che ci porta un po’ fuori città fino al lago Coatepeque, un romantico lago creatosi milioni di anni fa all’interno del cratere di un grande vulcano. Trascorriamo qualche ora in completo relax chiacchierando ed ammirandolo dall’alto di un “mirador.

In serata ci raggiunge Cecilia, la sua ragazza, per assaggiare le migliori “pupusas” del centroamerica.

08 gennaio Suchitoto (El Salvador)

Raggiungiamo con un passaggio la famigerata San Salvador; abbiamo solo un fugace assaggio di questa città visto che il nostro obiettivo è il “Terminal d’Oriente” da dove ripartiremo alla volta della tranquilla Suchitoto in chicken bus.

San Salvador ci appare molto sporca, caotica, abbandonata a sé sessa. Mentre percorrevamo le sue vie, Roberto, il nostro contatto di couchsurfing, ci raccontava dei tempi della “guerrilla”, del terremoto del 2001, dell’uragano Mitch… quante ne ha dovute passare questa piccola e martoriata nazione.

Il chicken bus è un’esperienza che ogni volta ci appassiona!
È folkloristico vedere l’autista che “combatte” col traffico e le strade dissestate; il suo aiutante che si sbraccia, che vende i biglietti, urla la destinazione, aiuta le vecchiette a salire su; i venditori ambulanti di bustine d’acqua o succhi colorati, di noccioline o caramelle, di frutta appena tagliata o platano fritto; i predicatori del Vangelo o i ciarlatani di prodotti dietetici o anti-cancro!

09 gennaio Suchitoto (El Salvador)

Due giorni di relax a Suchitoto ci volevano proprio, soprattutto per fare il punto della situazione in vista della prossima tappa: l’Honduras!

Quando si viaggia in libertà come stiamo facendo ora, ogni tanto bisogna fermarsi per programmare gli spostamenti successivi, a maggior ragione quando si devono attraversare confini terrestri e per di più con mezzi locali.

Viaggiare in America Centrale con gli autobus del posto è una vera poesia perché entri direttamente nella vita quotidiana dei locali; è faticoso perché, a volte, devi prendere 3-4 bus per raggiungere la tua destinazione e spesso non ci sono né orari e né fermate del bus quindi devi affidarti alla gente del luogo e ti ritrovi anche delle ore, sul ciglio di una strada, con il tuo grosso zaino, ad attendere e sperare che il colorato bus appaia all’orizzonte! Anche questo è uno dei motivi per cui amiamo viaggiare!

Qui a Suchitoto, alloggiamo in un delizioso alberghetto “Villa Balanza” in una vecchia casa coloniale. Abbiamo un terrazzino privato, con due amache, che dà sul lago di Suchitlan, l’atmosfera è meravigliosa e ne avevamo proprio bisogno dopo il caos di queste prime cittadine del Centro America… desideravamo un po’ di silenzio, un po’ di tranquillità…. Ma domani voltiamo subito pagina!

10 gennaio El Poy (El Salvador)

Ci svegliamo molto presto per affrontare questa lunga giornata. Sono le cinque del mattino e fuori è ancora buio… in lontananza si distingue qualche piccola luce di lanterna proveniente dal lago poco distante…
Gli zaini sono pesanti di primo mattino… la cittadina, già sonnolenta di sé, riposa beatamente… in giro c’è solo qualche impiegata che va a San Salvador con la sua polo ben stirata e lo stemma della propria azienda o qualche vecchietto che, in stivali e cappello da cow-boy, machete a tracollo si reca nel bosco in cerca di chissà cosa.

Sono le 05.48 quando arriviamo alla piccola “parada” del bus, crolliamo a sederci su un marciapiede a riposare, ma duriamo poco… veniamo letteralmente assaliti da un “esercito” di formichine piccole ma bastarde che fanno così male… noi danzando come dei matti cerchiamo di liberarci dall’attacco assassino…

Finalmente alle 06.20 arriva il nostro colorato bus. Stavolta l’aiutante dell’autista non urla il nome della destinazione e né cerca di spingere gente dentro… forse anche lui s’è svegliato da poco.

In un’ora raggiungiamo la cittadina di Las Aguilares che altro non è che una grande strada di smistamento per il sud o nord dell’El Salvador.
Riusciamo a conquistare i primi due posti del bus e quindi abbiamo la possibilità di assaporare scene di vita quotidiana salvadoregna…

Las Aguilares. Un’enorme insegna che incornicia un passaggio sopraelevato invita i cittadini a votare la signora “Pena” nelle prossime elezioni dell’”Alcadesa” (sindaco).
Attraversiamo la strada e attendiamo insieme ai venditori ambulanti il bus n°119, destinazione: El Poy (la frontiera) mentre una signorona in carne imbusta le ultime “pupusas”.

Ecco il nostro bus stracarico rallentare, accomodo gli zaini nel porta-bagagli, faccio passare gli ultimi venditori di mango e banane fritte e finalmente mi siedo!

El Poy. Le frontiere mi hanno da sempre affascinato. L’autista del bus ci indica in lontananza l’ufficio immigrazione e noi, mano nella mano, superiamo la lunga fila di camion in attesa, mostriamo il passaporto al controllo, rifiutiamo un paio di tipi con due grosse mazzette di banconote di tutto il Centro America e quando l’ennesimo poliziotto ci si avvicina non posso che sorridergli dicendo: “El Salvador? Lindissimo!
Timbro di uscita: comincia una nuova avventura!

11 gennaio Copan Ruinas (Honduras)

Siamo in Honduras!
Come sempre accade quando varchiamo una nuova frontiera, sento proprio il bisogno di ripetermelo, di sentirmelo dire che siamo in una nuova nazione, quasi come un rito scaramantico!
Siamo in Honduras! La mia voce risuona nell’aria e rimbomba nei miei pensieri: è l’inizio di una nuova esperienza di vita.

Una sonnolenta bandiera a strisce bianche e blu con cinque stelle al centro non ha nemmeno la forza di sventolare. Paghiamo i 120 Lempiras di tasse di ingresso, cambiamo 20 dollari da un simpatico vecchietto e in taxi arriviamo nella cittadina di frontiera di Nueva Ocotepeque, da lì proseguiremo, via bus, speriamo, fino a La Entrada… siamo ancora parecchio lontani ma siamo tranquilli, il sole brilla in alto nel cielo, sono solo le 10.16 del mattino! I dieci minuti di attesa per la partenza promessi dall’autista diventano 50, ma poco importa, non abbiamo fretta.

Si parte, ogni paesino che attraversiamo diventa un motivo di “battaglia” per il povero “aiutante” dell’autista che appena intravede un potenziale passeggero vola letteralmente dal bus e ritorna con valigie, borsoni, buste e nuovi clienti… nel frattempo sale chi vende acqua fresca in bustine trasparenti o pan de huevo mentre l’autobus prosegue verso la Terra dei Maya.

È tardo pomeriggio quando lasciamo La Entrada per l’ultima tappa. Ci arrampichiamo su per la montagna e, mentre cerco di tenere sotto controllo i nostri zaini adagiati sul tetto del minivan, il paesaggio circostante cambia completamente.

Finalmente: “Bienvenidos a Copan Ruinas”.

12 gennaio Copan Ruinas (Honduras)

Le rovine di Copan rappresentano la vita economica e politica ai tempi dei Maya.
Si viene subito colpiti dalla grandiosità architettonica nel luogo dove risiedevano i Re o dove avvenivano i riti sacri. Giriamo e ci intrufoliamo ovunque fino a giungere al “campo per il gioco della palla“ dove ci rilassiamo distendendoci tranquillamente sul prato non lontano dalla maestosa “Scalinata dei geroglifici“. Chiudi gli occhi ed immagina i Re “giaguari o conchiglia“ assistere ai riti Maya, volti dipinti ed ornati da piume, uomini con costumi dalle grandi ali danzare sui gradoni delle piramidi mentre altri, investiti da poteri divini, alzano al cielo un cuore ancora pulsante mentre un eclissi oscurava il cielo. 

13 gennaio Roatan (Honduras)

Partiamo all’alba, oggi attraversiamo da sud a nord quasi tutto l’Honduras.
Ci fermiamo a San Pedro Sula, una delle città con il più alto numero di omicidi al giorno, solo per cambiare autobus e ripartiamo subito alla volta di La Ceiba.
Il paesaggio è da rimanere incantati, tante ore di vari autobus immersi in una fitta vegetazione che sembra caderti addosso. Verde brillante, tutto scintilla con i raggi del sole.

Al porto di La Ceiba, oltre al biglietto per il traghetto, ci porgono una pillola contro il mal di mare… la situazione si fa preoccupante… ed avevano ragione, l’ora e mezzo che ci separa dalla piccola isoletta caraibica mette a dura prova il nostro stomaco e così metà dei passeggeri passa il viaggio con la testa in un sacchetto di plastica.

Onde incredibili, sembra di stare sulle montagne russe. Approdiamo verso le 18, prendiamo un taxi, lasciamo gli zaini nella nostra umida camera e andiamo a sbaffarci tre empanadas ripiene di pomodorini, pollo, cipolle, fagioli e formaggio: squisite! Welcome ai Caraibi!

14 gennaio Roatan (Honduras)

La spiaggia con un mare trasparente dista quattro passi dalla nostra guest house. Rimaniamo distesi un paio di ore al sole quando sentiamo un canto gospel provenire da una chiesetta tutta bianca proprio sulla spiaggia.

Incuriositi ci avviciniamo e nonostante il nostro abbigliamento da spiaggia ci invitano subito ad entrare. Tutte le signore vestite a festa si girano verso di noi e ci sorridono. Una donnona nera si avvicina all’orecchio di Mark e sussurra : “Siamo felici di avervi qui“. Che gioia, che festa, che musica. In questa parte dell’Honduras non si parla spagnolo ma inglese, la pelle è color caffè, la musica reggae rimbomba ovunque.

15 gennaio Roatan (Honduras)

Sulla barchetta che da West End ci ha condotti a West Bay, con una giornata meravigliosa ed un mare così trasparente da sembrare finto, sembravamo due piccoli pirati pronti all’arrembaggio.

Scesi sulla spiaggia siamo così rapiti da ciò che vediamo che a stento scattiamo qualche foto… il paesaggio è da rivista pubblicitaria… palme di cocco, sabbia bianca finissima, acqua così brillante che le barche sembravano librarsi in aria…

In pochi secondi lasciamo tutti i nostri averi e ci tuffiamo in acqua.

Trascorriamo l’intera giornata tra bagni, sole e relax… alla fine, ustionati nonostante i kg di crema protezione solare “50” e bucherellati da zanzare e insetti della sabbia vari, poco prima del tramonto decidiamo di rientrare a West End via terra.

Anche questa volta, nonostante il paradiso tropicale, abbiamo optato per una scelta da viaggiatori più che da turisti vacanzieri e, lontani dai resorts extra lusso, abbiamo trovato una guest house molto modesta gestita da gente del posto e che si è rivelata la scelta più adatta a noi. Questo per dire che, anche paradisi terrestri come questo, possono essere goduti da backpackers squattrinati senza spendere una fortuna!

16 gennaio Tegucigalpa (Honduras)

Alle 07.00 del mattino parte il nostro traghetto per La Ceiba mentre due navi da crociera approdano all’isola di Roatan.
Velocemente recuperiamo i nostri zaini ed in taxi corriamo al terminal dei bus per la capitale.

Riusciamo a prenderne uno al volo e in sette ore raggiungiamo la famigerata Tegucigalpa, per gli amici: “Tegus”.

Tegucigalpa è una città spaventosa. La puoi girare in lungo e largo ma sei sempre nei suoi sobborghi. Di giorno ti sembra di nuotare in un oceano di case che si diramano in tutte le direzioni fino a perdita d’occhio… di notte vedi solo tante luci giallognole, i lampioni, che si inerpicano sulle colline, si tuffano nelle vallate e si espandono nelle pianure.

Incontriamo Pepe e un ragazzo matto coreano in viaggio da un anno: Wong. Pepe, come tutta la gente di questa meravigliosa comunità mondiale di couchsurfing, è molto disponibile e simpatico e ci mostra un po’ la sua città prima di andare a cenare in un delizioso ristorantino locale con pupusas e una fonduta di mais e fagioli.
Finiamo la serata a bere una birra in un bar clandestino del sobborgo di Tegucigalpa scherzando, ridendo e ballando fino alle 2 del mattino. Tra quattro ore si parte per il Nicaragua!

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